Position paper DIFTERITE, VACCINAZIONI, RESPONSABILITÀ E TUTELA DELLA PROFESSIONE MEDICA

Dalla tragedia di Palermo una riflessione sulla prevenzione, sulla responsabilità e sulla necessità di un confronto fondato sulle evidenze

Società Italiana di Medicina Diagnostica e Terapeutica – SIMEDET


Executive Summary

La morte a Palermo di una bambina di quattro anni e mezzo per difterite rappresenta una tragedia umana e sanitaria che impone una riflessione seria sulla prevenzione vaccinale, sull’informazione scientifica e sulla capacità del sistema sanitario di riconoscere tempestivamente malattie infettive oggi rare.

La vicenda presenta tuttavia più livelli distinti che non devono essere confusi.

Da un lato, emerge il problema della mancata vaccinazione e della conseguente vulnerabilità individuale nei confronti di una malattia potenzialmente grave e letale. Dall’altro, sono in corso accertamenti sulle modalità diagnostiche e assistenziali seguite nei giorni precedenti la diagnosi di difterite. La Procura ha acquisito le cartelle cliniche e sono in corso accertamenti medico-legali.

La SIMEDET ritiene pertanto necessario evitare ogni conclusione anticipata.

La responsabilità vaccinale e la responsabilità clinico-assistenziale sono questioni diverse, entrambe meritevoli di accertamento rigoroso.

È altrettanto importante affermare un principio generale: il dolore di una famiglia deve essere rispettato, ma non può trasformarsi automaticamente in una condanna pubblica dei professionisti sanitari.

La SIMEDET ritiene quindi necessario porre fine alla pratica del “tiro al piccione” contro i medici incompetenti, intendendo con tale espressione il meccanismo per cui, dopo un evento clinico avverso, l’attenzione pubblica viene rapidamente orientata verso la ricerca e la delegittimazione del professionista, prima che siano disponibili gli elementi necessari per stabilire se vi sia stata realmente una responsabilità professionale.

La medicina non può essere giudicata attraverso il senno di poi.

La valutazione di un eventuale errore medico richiede ricostruzione cronologica, conoscenza dei dati clinici disponibili in quel momento, applicazione delle conoscenze scientifiche allora disponibili e valutazione delle alternative concretamente praticabili.


1. Una tragedia che richiede rispetto e rigore

La SIMEDET esprime il proprio cordoglio alla famiglia della bambina deceduta e riconosce pienamente la drammaticità della perdita.

Proprio per questo, tuttavia, ritiene necessario che la vicenda venga affrontata con il massimo rigore.

Il dolore non deve diventare un ostacolo alla ricerca della verità.

La verità clinica non può essere stabilita attraverso dichiarazioni pubbliche, social network o titoli giornalistici, ma attraverso l’analisi dei dati clinici, degli esami diagnostici, delle decisioni assistenziali e della sequenza temporale degli eventi.


2. Due questioni diverse che devono rimanere distinte

Nel caso di Palermo devono essere mantenuti distinti almeno due piani di analisi.

Primo piano: la prevenzione

La bambina, secondo quanto riportato da RaiNews, non risultava vaccinata contro la difterite per scelta dei genitori. La Procura ha aperto un procedimento nei confronti dei genitori e la Procura per i minorenni un fascicolo relativo alla responsabilità genitoriale.

Questo dato impone una riflessione sulla protezione del minore e sulla responsabilità individuale e istituzionale nella prevenzione.

Secondo piano: l’assistenza sanitaria

La bambina era stata condotta in pronto soccorso il 13 agosto con febbre, ipoalimentazione e vomito ed era stata dimessa con diagnosi di tonsillite essudativa febbrile; due giorni dopo era tornata in ospedale in condizioni più gravi. La diagnosi di difterite sarebbe stata posta il 16 agosto.

Questa sequenza deve essere valutata attraverso un’analisi clinico-organizzativa rigorosa.

Le due questioni non devono essere utilizzate l’una per cancellare l’altra.

La mancata vaccinazione non rende automaticamente corretto ogni atto sanitario successivo.

La possibile esistenza di un errore diagnostico non cancella automaticamente la responsabilità preventiva della mancata vaccinazione.

Solo un’analisi indipendente dei fatti può stabilire eventuali responsabilità.


3. Basta con il processo mediatico al medico

La SIMEDET ritiene necessario affermare con chiarezza un principio che dovrebbe essere ovvio:

Un esito clinico negativo non equivale automaticamente a un errore medico.

E, analogamente:

Una diagnosi formulata successivamente non dimostra automaticamente che quella diagnosi fosse ragionevolmente formulabile nelle ore precedenti.

Il medico deve essere giudicato sulla base delle informazioni disponibili ex ante, non sulla base di ciò che è stato scoperto ex post.

La diagnosi differenziale, soprattutto in pediatria e in pronto soccorso, è un processo dinamico nel quale il medico deve prendere decisioni in condizioni di informazione incompleta.

Una malattia estremamente rara può essere difficile da riconoscere proprio perché la sua probabilità pre-test è molto bassa.

Questo non significa che ogni diagnosi tardiva sia giustificabile.

Significa che la valutazione deve essere scientificamente corretta.


4. Il “senno di poi” non è medicina basata sulle evidenze

Uno degli errori metodologici più frequenti nella valutazione retrospettiva degli eventi clinici è il cosiddetto hindsight bias, cioè la tendenza a considerare un evento, una volta conosciuto il suo esito, come più prevedibile di quanto fosse realmente prima che accadesse.

Nel caso di un paziente successivamente diagnosticato con una malattia rara, la domanda corretta non è:

“Come è stato possibile non diagnosticare questa malattia?”

La domanda corretta è:

“Sulla base dei sintomi, dei segni clinici, degli esami disponibili e delle informazioni presenti in quel momento, la diagnosi doveva ragionevolmente essere considerata e quali decisioni erano appropriate?”

Sono domande profondamente diverse.

La prima parte dall’esito.

La seconda parte dal processo decisionale.

Solo la seconda è metodologicamente corretta.


5. “Medici incompetenti”: una definizione che non può essere pronunciata prima degli accertamenti

La SIMEDET comprende il dolore e la rabbia che possono accompagnare la perdita di un figlio.

Non intende pertanto esprimere alcun giudizio sulla sofferenza della famiglia.

È tuttavia necessario distinguere comprensione del dolore da attribuzione di responsabilità professionale.

La definizione pubblica di un medico come “incompetente” costituisce un’affermazione estremamente grave.

Essa presuppone infatti una valutazione sulla sua competenza professionale che non può essere sostituita da una percezione individuale dell’evento.

Nel caso specifico, gli accertamenti sono ancora in corso e la Procura sta acquisendo la documentazione clinica; anche l’autopsia è finalizzata a chiarire le cause e le circostanze del decesso.

Prima della conclusione di tali accertamenti, la parola “incompetenti” appartiene al linguaggio dell’accusa, non a quello della medicina scientifica.


6. La tutela del medico non significa impunità

Difendere i medici non significa difendere eventuali errori.

La SIMEDET non propone alcuna immunità professionale.

Se un’indagine dovesse dimostrare una violazione delle regole della buona pratica clinica, il professionista dovrà assumersene la responsabilità nelle sedi competenti.

Ma proprio perché la responsabilità professionale è una questione seria, deve essere accertata attraverso:

  • documentazione clinica;
  • ricostruzione cronologica;
  • evidenze scientifiche;
  • linee guida e buone pratiche pertinenti;
  • valutazione delle alternative diagnostico-terapeutiche;
  • competenze specialistiche;
  • accertamenti medico-legali;
  • contraddittorio.

Non attraverso la gogna mediatica.


7. Dalla “caccia al colpevole” alla ricerca delle cause

Un sistema sanitario moderno non dovrebbe limitarsi a chiedersi:

“Chi ha sbagliato?”

Deve chiedersi anche:

“Perché è successo?”

La differenza è sostanziale.

Un approccio esclusivamente colpevolizzante tende a produrre:

  • medicina difensiva;
  • aumento delle prescrizioni non necessarie;
  • riduzione della propensione decisionale;
  • comunicazione meno trasparente;
  • perdita di fiducia tra medico e paziente.

Un approccio orientato alla sicurezza delle cure deve invece analizzare anche:

  • organizzazione del pronto soccorso;
  • tempi di attesa;
  • continuità assistenziale;
  • disponibilità degli esami;
  • comunicazione tra professionisti;
  • sistemi di allerta;
  • protocolli diagnostici;
  • carichi di lavoro;
  • condizioni ambientali e organizzative.

La sicurezza delle cure non si costruisce cercando un capro espiatorio.

Si costruisce individuando e correggendo i fattori che possono favorire l’errore.


8. Una riflessione particolare sulla difterite

La vicenda di Palermo mostra inoltre quanto sia difficile il rapporto tra rarità della malattia e riconoscimento clinico.

RaiNews riferisce che la bambina presentava inizialmente sintomi compatibili con una patologia pediatrica molto più comune, mentre la diagnosi di difterite è stata formulata successivamente, quando il quadro clinico era peggiorato.

Questo elemento deve essere valutato scientificamente.

La difterite è oggi una malattia rara nei contesti ad alta copertura vaccinale.

Proprio per questo, il medico può incontrarla raramente nella propria pratica.

La riduzione dell’incidenza di una malattia costituisce un enorme successo della prevenzione, ma può contemporaneamente ridurre l’esperienza clinica diretta dei professionisti nei confronti di quella patologia.

Questo rappresenta un ulteriore motivo per mantenere elevata la formazione sulle malattie rare ma potenzialmente gravi.


9. Vaccinazione e diagnosi: non sono alternative

È essenziale evitare un’altra falsa contrapposizione.

Non esiste una scelta tra:

“vaccini”

e

“medici competenti”.

La prevenzione vaccinale e la qualità dell’assistenza clinica sono due livelli complementari della medicina.

Il bambino deve essere:

  • adeguatamente vaccinato;
  • correttamente informato attraverso i genitori;
  • adeguatamente sorvegliato dai servizi sanitari;
  • valutato tempestivamente quando presenta sintomi;
  • assistito secondo le migliori conoscenze disponibili.

Una società sanitaria avanzata deve pretendere tutto questo contemporaneamente.


10. Il ruolo della SIMEDET

La SIMEDET ritiene pertanto di dover assumere una posizione equilibrata ma inequivocabile.

La Società:

sostiene la vaccinazione

come strumento fondamentale della prevenzione delle malattie infettive;

sostiene il diritto del minore alla migliore prevenzione disponibile;

sostiene il diritto delle famiglie a ricevere informazioni scientificamente corrette;

sostiene il diritto dei cittadini a un’assistenza sanitaria sicura e appropriata;

sostiene il diritto dei professionisti a essere giudicati sulla base di evidenze e procedure corrette;

condanna ogni forma di minaccia, insulto o delegittimazione personale del medico;

riconosce la necessità di accertare eventuali responsabilità professionali quando emergano elementi concreti che le giustifichino.

Questi principi non sono contraddittori.

Sono precisamente ciò che significa difendere una medicina fondata sulle evidenze.


11. Il caso Ferrando e la più ampia questione della delegittimazione del medico

In questo contesto la SIMEDET conferma la propria solidarietà al Dott. Alberto Ferrando, membro del Comitato Scientifico della Società, destinatario di attacchi e minacce connessi alla propria attività professionale e divulgativa.

La tutela del Dott. Ferrando non deve essere interpretata come difesa corporativa della categoria medica.

Al contrario, essa costituisce difesa del principio secondo cui il professionista deve poter esprimere pubblicamente una posizione scientificamente fondata senza essere sottoposto a intimidazioni.

Lo stesso principio deve essere applicato in senso inverso:

la posizione professionale di un medico non lo rende immune dalla critica, ma la critica deve essere fondata sui fatti e sulle evidenze.


12. Un nuovo patto tra cittadini e medici

La SIMEDET ritiene necessario superare due estremi ugualmente dannosi.

Da un lato:

la medicina autoreferenziale che considera ogni critica come un attacco alla professione.

Dall’altro:

la delegittimazione sistematica del medico, nel quale ogni esito negativo viene automaticamente interpretato come prova di incompetenza.

Occorre costruire un rapporto diverso.

Il cittadino deve poter chiedere spiegazioni.

Il paziente deve poter contestare una decisione.

Il professionista deve poter essere sottoposto a verifica.

Ma tutti devono accettare una regola comune:

i fatti vengono prima delle sentenze e le evidenze vengono prima delle accuse.


13. Conclusioni

La tragedia di Palermo deve rappresentare un’occasione per migliorare la prevenzione vaccinale, la formazione dei professionisti, la capacità diagnostica e la sicurezza delle cure.

Non deve diventare l’ennesimo episodio di una guerra tra famiglie e medici.

La SIMEDET ritiene che sia giunto il momento di superare la cultura del “giro al piccione”, nella quale dopo ogni evento avverso si cerca rapidamente il professionista da indicare come “incompetente”.

La medicina scientifica non funziona così.

La responsabilità professionale deve essere accertata con lo stesso rigore con cui si accerta una diagnosi.

Non si può chiedere alla popolazione di rispettare il metodo scientifico quando si parla di vaccini e poi abbandonare quello stesso metodo quando si deve giudicare un medico.

Il principio deve essere unico:

evidenze, metodo, proporzionalità e rispetto della persona.

La SIMEDET ribadisce quindi:

Vaccinare quando la vaccinazione è indicata.

Diagnosticare e curare secondo le migliori evidenze disponibili.

Accertare gli eventuali errori senza pregiudizi.

Proteggere i professionisti dalla violenza e dall’intimidazione.

Proteggere i cittadini dagli errori e dalla disinformazione.

Non trasformare mai il dolore in una sentenza e la medicina in una gogna.

Posizione conclusiva della SIMEDET

La tutela del paziente e la tutela del medico non sono interessi contrapposti. Sono due condizioni necessarie della sicurezza delle cure.

Il medico eventualmente responsabile di un errore deve risponderne. Il medico semplicemente accusato deve essere tutelato fino alla conclusione degli accertamenti.

In entrambi i casi deve decidere la medicina basata sulle evidenze, non il tribunale dei social.


Consiglio Direttivo Nazionale
SIMEDET – Società Italiana di Medicina Diagnostica e Terapeutica

Position Paper – 22 agosto 2026